Inchiesta Equitalia

dipinto usurai

Procura apre un inchiesta Equitalia. Usura sui tassi d’ interesse

Dagli atti trasmessi alla magistratura inquirente dalla Commissione tributaria emerge una percentuale annua che sfiora il 48%. Gli interessi applicati da Equitalia arrivano sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica. Ad inviare gli atti alla magistratura inquirente, per le opportune indagini, è stata la IV sezione della Commissione tributaria cittadina, che ha accolto il ricorso presentato da un commercialista, che ha impugnato, per conto di un cliente, il preavviso d’iscrizione ipotecaria, sull’abitazione principale, per omessa notifica degli atti prodromici. In pratica all’utente era stata avviata una procedura ipotecaria senza che le cartelle di pagamento fossero state mai notificate. Perciò l’intero debito è stato annullato. Equitalia è stata anche condannata al pagamento delle spese di lite e al rimborso forfettario del 15%.

La vera novità è il coinvolgimento della Procura che apre un vero e proprio squarcio nel “muro” che finora ha protetto nell’ inchiesta Equitalia. Ha già avuto un mandato per accertare l’esistenza o meno di tassi usurai applicati dalla società. La sentenza in questione è del 28 aprile 2015 e  in Procura dovrebbe esserci già un faldone d’indagine, a cui adesso si va ad aggiungere quest’altra sollecitazione.

Dunque l’inchiesta su Equitalia, che è di “proprietà” per il 51 per cento, dell’Agenzia delle Entrate e per il restante 49 per cento dell’Inps, si allarga. L’accertamento di merito, chiesto dallo stesso commercialista serve per verificare se “gli interessi e l’aggio superino o meno la soglia d’usura”. Che, è bene ricordarlo, è fissata al 18 per cento annuo dalla normativa vigente. Un limite che sarebbe ampiamente superato dagli interessi chiesti da Equitalia che applicherebbe un tasso pari al 47,87 annuo.

Scendendo nello specifico dell’ultimo ricorso presentato, basta fare due conti per rendersi conto come la somma dovuta sia quasi raddoppiata: il debito originario, relativo per la maggior parte degli importi non pagati ad utenze domestiche, è salito dai 47mila euro iniziali a più di 62mila euro. Ben oltre l’asticella fissata dalle leggi attuali, oltre la quale si sfora inesorabilmente nei tassi usurai.

La questione appare abbastanza delicata e si dovrà fare luce sull’intera vicenda, chiamata ad esprimersi proprio in merito alla querelle.

Ma c’è anche un’altra contestazione mossa nell’ inchiesta Equitalia: la società continuerebbe imperterrita a chiedere indiscriminatamente l’aggio esattoriale, nonostante la Commissione tributaria abbia stabilito come non sia sempre dovuto. Stabilito che, quando per il pagamento non esista insolvenza del creditore, o effettivo pericolo per la riscossione, non si possa giustificare il pagamento dell’aggio in favore del concessionario della riscossione.

Equitalia condannata per l’indebita richiesta di oltre 60mila euro ad un contribuente e trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica con l’ipotesi di applicazione degli interessi che avrebbero superato anche i tassi stabiliti dalla legge con sconfinamento in quelli usurai.

La Commissione Tributaria Provinciale ha così accolto il ricorso presentato da parte di un contribuente a cui Equitalia Sud aveva intimato il pagamento fino a richiedere il pignoramento dell’unica abitazione per cartelle mai notificate.

In seguito alla sentenza emessa lo scorso 16 marzo e depositata venerdì mattina, la Commissione Tributaria Provinciale oltre a ritenere nulla la richiesta di pagamento ha imposto che Equitalia Sud si accolli le spese del procedimento quantificate in mille euro.

La richiesta dell’agente per la riscossione aveva messo in concreta difficoltà l’attività del contribuente che rivolgendosi ad un commercialista aveva deciso di contestare il preavviso di iscrizione ipotecaria e della cartella di pagamento asserendo nel corso del giudizio che nell’ inchiesta Equitalia non aveva dimostrato la notifica dei suddetti atti e che nel preavviso risultavano applicati interessi anche sulle sanzioni. Inoltre gli interessi praticati in aggiunta all’aggio percepito dal concessionario superavano la soglia prevista dalla Legge108/96 lasciando prefigurare il reato di usura.

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