Ameba mangiacervello

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L’ameba mangiacervello

Ameba mangiacervello in un parco acquatico negli USA. Muore un ragazzo, chiuso il centro divertimenti. ora visto come uno scenario da film dell’orrore. Nel famoso “luna park” dell’acqua del North Carolina, il Whitwater Center,  sono state trovate prove della presenza della temibile ameba. Così la struttura, dove ogni giorni si gettano centinaia di turisti per nuotare e divertirsi, è stata subito chiusa, anche se temporaneamente. Il parassita non è nuovo agli americani, aveva già colpito 10 giorni prima, uccidendo un altro ragazzo nell’Ohio. Il ragazzino era andato proprio in questo parco per trascorrere qualche giorno di vacanza. Ed è stato la sfortunata vittima della terribile ameba. “Particelle di DNA di ‘Naegleria Fowleria’ ( nome scientifico del parassita) sono state rinvenute nelle acque analizzate”, hanno fatto sapere i responsabili del Whitewater Center. “Abbiamo deciso cosi in accordo con i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie di sospendere tutte le attività acquatiche per il momento”.

L’uomo rischia di contrarlo nuotando in fiumi o laghi, soprattutto quando l’acqua è tiepida o calda, e attraverso lavaggi nasali con acque infette. Anche il nuoto in piscina può essere un fattore di rischio, nel caso in cui l’acqua e i filtri non vengano puliti correttamente. Il parassita entra proprio dal naso (se l’acqua va in bocca non si corrono rischi) e risale lungo il nervo olfattivo, fino ad arrivare al cervello. Lì si moltiplica molto rapidamente, nutrendosi di tessuto nervoso cerebrale. La malattia è letale nel 90% dei casi.

Anche 3 anni fa, nel 2013, c’erano stati altri casi in America. A colpire è stato il caso di Kali, una ragazza dodicenne che, sempre in un parco acquatico, aveva contratto il parassita. La madre l’aveva portata all’ospedale perché aveva la febbre alta.E’ uno dei sintomi della meningoencefalite amebica primaria, insieme a nausea vomito e mal di testa, ai quali possono seguire torcicollo, convulsioni, allucinazioni e coma. I medici hanno indotto Kali in coma, abbassandone la temperatura corporea e l’hanno trattata con un farmaco sperimentale. La cura ha funzionato, la ragazza riusciva a respirare da sola e riusciva a scrivere e a rispondere alle domande ma non ancora a parlare. E’ poi guarita e all’epoca ricordata come la terza sopravvissuta all’ameba mangiacervello.

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